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Wedding planner giusta per voi va scelta con un criterio preciso e oggi scopri col quale
Se state organizzando il vostro matrimonio e avete già deciso di affidarvi a una wedding planner, probabilmente il vostro problema non è capire se vi serve una professionista. In questo caso la domanda è un’altra: quale wedding planner è quella giusta per noi? Ed è una domanda molto più interessante. Oggi potete trovare professioniste con portfolio curati, fornitori eccellenti, eventi ben organizzati e profili Instagram esteticamente impeccabili. Ma tutto questo non vi dice ancora una cosa fondamentale: come lavorerà con voi. E soprattutto: sarà capace di costruire qualcosa che vi rappresenti davvero?
Il portfolio di una wedding planner è importante, ma non basta.
Naturalmente guarderei il portfolio. Serve per capire il livello qualitativo, la sensibilità estetica e il tipo di progetti realizzati, ma eviterei di fermarmi alla domanda: “Mi piace quello che vedo?” Farei un passo in più e mi chiederei: “Questi matrimoni sembrano appartenere a coppie diverse oppure riconosco sempre la stessa formula?”
Per me è una distinzione importante. Un professionista può avere un linguaggio riconoscibile senza creare matrimoni tutti uguali. Anzi. Un buon progetto dovrebbe permettervi di riconoscere la mano di chi lo ha pensato e, contemporaneamente, l’identità delle persone per cui è stato creato. Per questo motivo potrebbe essere assolutamente normale che non tutti progetti vi piacciono, altrimenti se in tutti ritrovi qualcosa di tuo, significa che quei progetti non sono abbastanza personali per essere di nessuno.
La domanda che farei durante il primo incontro con la wedding planner
Ci sono diversi modi in cui approcciarsi a questa scelta, ma se dovessi suggerirvi una sola domanda da fare a una wedding planner durante la prima call, sarebbe questa: “Come partiresti da noi?”
Non: “Quali colori useresti?” o “Qual è il trend ci suggeriresti?” E nemmeno: “Che stile o tema ci consiglieresti?” Ascolterei invece molto attentamente da dove decide di iniziare.
Dalla vostra storia, dal modo in cui vivete? Da come amate ricevere le persone o da ciò che vi emoziona? Da quello che non volete assolutamente? Dal tipo di esperienza che desiderate vivere insieme ai vostri ospiti? Oppure parte subito da una palette, una moodboard o da qualcosa che ha già realizzato? La differenza, secondo me, è tutta qui.
Chiedetevi se vi sentite interpretati o semplicemente ascoltati
Ascoltare è fondamentale, ma progettare richiede un passaggio ulteriore. Una coppia può dire: “Vogliamo qualcosa di elegante.” oppure: “Vorremmo un matrimonio intimo.” Oppure ancora: “Ci piace una cosa semplice ma non banale.”
Queste frasi sono un punto di partenza. Non sono ancora un progetto.“Elegante” può significare rigore per una coppia e naturalezza per un’altra. “Intimo” può voler dire trenta ospiti oppure duecento persone che, nonostante il numero, riescono a sentirsi parte della stessa esperienza. “Informale” può significare una cena nell’orto, un servizio meno strutturato oppure semplicemente una giornata con un ritmo diverso. Il lavoro interessante comincia quando qualcuno riesce a trasformare quelle parole in intenzioni precise. E poi quelle intenzioni in scelte. Questo è approccio giusto per interpretare le vostre idee, aspettative e caratteristiche personali in un progetto che vi rispecchia.
Guardate come prende le decisioni
Una wedding planner non viene scelta soltanto per ciò che sa aggiungere, quello forse è la cosa più facile. Vi consiglio di guardare anche la sua capacità di escludere. Ci saranno centinaia di possibilità: Location, fornitori, fiori, materiali, musica, stationery, soluzioni di allestimento, esperienze per gli ospiti. Il vero valore non sta nel presentarvele tutte. Sta nel capire quali abbiano davvero senso per voi. Un servizio su misura non dovrebbe aumentare il rumore, dovrebbe ridurlo. A voi non devono arrivare cento possibilità. Devono arrivare quelle giuste per voi, per il vostro progetto e per il vostro budget.
Capite se sa tenere insieme visione e realtà
Un progetto può essere bellissimo sulla carta e completamente sbagliato nella realtà. Per questo, quando scegliete una wedding planner, cercherei due competenze contemporaneamente. La capacità di immaginare e la capacità di rendere quell’idea possibile. Budget, spazi, logistica, tempi, fornitori, produzione e ospitalità non vengono dopo il progetto. Ne fanno parte. Una buona idea che non può essere realizzata nel modo giusto non è ancora una buona soluzione. Allo stesso modo, una perfetta organizzazione senza una direzione progettuale rischia di produrre un matrimonio impeccabile ma impersonale. Sono sfumature a cui non ci si pensa, ma la capacità di tenere insieme idea, fattibilità, desideri e budget fa davvero capire che il suo modo di lavorare ha uno solo scopo: ottenere il meglio per voi.
Chiedetevi come vi fa sentire durante il processo
C’è poi una parte meno visibile, ma determinante: La fiducia. State affidando a qualcuno un progetto che durerà mesi e che coinvolgerà denaro, aspettative, famiglia, decisioni e moltissime persone. Non dovete necessariamente essere d’accordo su tutto. Anzi. Una professionista dovrebbe anche essere capace di dirvi quando una scelta non funziona. Ma dovreste sentire che ogni decisione viene presa nell’interesse del progetto, non per applicare una formula già utilizzata. Per me una buona relazione professionale non significa che la wedding planner decide tutto al posto vostro. Significa che toglie complessità senza togliervi scelta.

La domanda finale non è “quanto è brava?”
Probabilmente incontrerete diverse professioniste brave. Per questo la domanda finale non dovrebbe essere soltanto:
“È una brava wedding planner?” ma: “È la professionista giusta per il modo in cui vogliamo vivere e progettare il nostro matrimonio?” Guardate il portfolio. Chiedete come lavora. Ascoltate le domande che vi fa. Capite da dove partirebbe. Osservate cosa seleziona e cosa decide di lasciare fuori. E soprattutto chiedetevi se, mentre vi racconta il suo modo di lavorare, riuscite già a immaginare il vostro matrimonio senza che assomigli a quello di qualcun altro. Perché forse non state cercando un matrimonio diverso a tutti i costi. State cercando di entrare in quella stanza e riconoscervi.
E poi chiedetevi se volete sentirvi come loro
“Quando abbiamo iniziato a immaginare il nostro matrimonio, avevamo scelto un tema: il vino. Sembrava la scelta più naturale. Dopotutto, lo sposo è sommelier e il vino fa parte della sua storia, delle sue passioni, del suo modo di vivere. Da quel fil rouge avevamo iniziato a costruire tutto il resto: tavoli dedicati ai vini, descrizioni abbinate a ciascuno di essi, dettagli e richiami disseminati lungo il percorso della giornata. Eppure c’era qualcosa che non ci convinceva fino in fondo. Forse perché raccontava molto bene lui, ma un po’ meno noi. Anche la scelta dei colori sembrava volerci mandare un messaggio. Il vino richiamava inevitabilmente il Borgogna: elegante, intenso, affascinante.
Ma ogni volta che osservavamo allestimenti dominati da quella tonalità ci sembravano troppo severi, troppo scuri, quasi in contrasto con la leggerezza e la luminosità di un matrimonio estivo. Più cercavamo di costruire il matrimonio attorno a un tema, più avevamo la sensazione che quel tema ci stesse stretto. Poi è arrivata Maria Mayer. E lì è successo qualcosa. Non ci è stato chiesto quale fosse il nostro tema. Ci è stato chiesto chi fossimo. Attraverso esercizi, riflessioni e momenti di confronto abbiamo iniziato a scrivere parole che parlavano di NOI, non di un’idea astratta: Cura, Benessere, Gioco, Risate…Parole semplici. Parole vere. E improvvisamente tutto ha iniziato ad avere senso.
Tema Lucia e Marco
Abbiamo capito che il nostro matrimonio non doveva essere una festa a tema, ma un’esperienza capace di raccontare chi siamo. La svolta è arrivata quando abbiamo smesso di mettere un concetto al centro del progetto e abbiamo iniziato a mettere noi stessi. Da quel momento ogni scelta è diventata più naturale, più autentica, più nostra. Maria ci ha accompagnati anche in un percorso di armocromia, aiutandoci a scoprire i colori che ci valorizzano davvero e mettendoci in contatto con professionisti che hanno saputo trasformare desideri e intuizioni in abiti costruiti su misura per noi, passo dopo passo.
Ma il regalo più grande non è stato un colore, un allestimento o un abito. È stato un cambio di prospettiva. Maria non ci ha indicato una nuova strada: ha illuminato quella che stavamo già percorrendo, permettendoci finalmente di vederla con occhi diversi. Grazie Maria per averci aiutato a trasformare l’organizzazione di un matrimonio nel racconto della nostra storia. Grazie per aver reso il nostro giorno non semplicemente bello, ma profondamente nostro. Lucia e Marco.”
Seguo un numero limitato di matrimoni ogni anno, perché il mio lavoro parte dalla conoscenza della coppia e dallo sviluppo di un progetto costruito intorno alle persone, non da un format da adattare.
Se state progettando il vostro matrimonio 2027 e state scegliendo la professionista a cui affidarlo, potete approfondire il mio metodo e i progetti realizzati qui.
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